|
Beato Giuseppe Nascimbeni
20 gennaio
|
|
Torri
del Benaco (Verona), 22 marzo 1851
Castelletto di Brenzone (Verona), 21 gennaio 1922
Etimologia: Giuseppe =
aggiunto (in famiglia), dall'ebraico
|
Lo ha
battezzato d’urgenza il medico, poco dopo la nascita: la sua vita era
in pericolo. Unico figlio del falegname Antonio e di Amedea Sartori,
dopo le elementari in paese, continua gli studi a Verona; e nel 1874,
a 22 anni, è ordinato sacerdote. Ha inoltre il diploma di maestro, e
subito viene mandato a San Pietro di Lavagno (Vr) come coadiutore del
parroco e insegnante. Tre anni dopo passa coadiutore a Castelletto di
Brenzone, mille abitanti.
Quando il vecchio parroco muore, i capifamiglia ottengono che gli
succeda lui (gennaio 1885). Tra le mille anime del paesino affacciato
sul Lago di Garda, don Giuseppe esplode. Ridà slancio alla vita
religiosa, stimolando l’attività e valorizzando i talenti dei laici
con associazioni e confraternite.
E con la stessa energia lavora per lo sviluppo civile. Crea asili,
scuole per orfani, l’ospizio. Poi fa nascere un laboratorio di
maglieria per le ragazze, impianta una tipografia, promuove la
creazione di un oleificio, fa arrivare la cassa rurale, s’impegna per
dare al paese l’ufficio postale, l’elettricità, l’acqua potabile...
Così impegnato, non si capisce come riesca a pregare ogni giorno per
tante ore. Lui si spiega con un motto: "Crocifisso e orologio", fede e
puntualità. Prega anche in viaggio, con la corona del Rosario bene in
vista, e nessuna derisione o insulto lo scompone.
Così come non fa una piega nell’attraversare scalzo il suo paese,
perché ha dato le sue scarpe a un mendicante. Ha bisogno di suore per
i bambini, i vecchi e i malati, per la parrocchia. Ma non ne trova, e
in vescovado si sente dire: "Se nisun ve dà le suore, févele vu come
le volì".
Prontissimo, il parroco si fa pure fondatore, partendo da quattro
ragazze che arriveranno alla vestizione nel novembre 1892. Da esse,
nel tempo, prenderà vita la congregazione delle Piccole Suore della
Sacra Famiglia, che oggi è presente in Italia, Svizzera, Albania,
Angola, Argentina, Paraguay, Uruguay e Brasile, al servizio della
povertà e della sofferenza, in pace e in guerra.
Colpito da emiplegia il 31 dicembre 1916, resta invalido fino alla
morte: cinque anni di sofferenza e preghiera. Giovanni Paolo II lo
beatifica nel 1988 a Verona.
La salma è custodita a Castelletto, nella Casa Madre delle Piccole
Suore.
Autore: Domenico Agasso |
|

 |
|